Comunicazione e comprensione: abduzione

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 5th, 2011

The Object is brought into existence by Sign” (CP 8.178). Questa frase di Peirce ci dice anche che nei processi di comunicazione e, più in generale, di comprensione, il processo della semiosi può essere preso in considerazione sia a partire dall’Oggetto (che, per così dire, va in cerca del suo Segno), sia a partire dal Segno (a partire dal quale ricostruiamo il possibile Oggetto). E questo significa che comunicazione e comprensionesono sempre, del tutto o in buona parte, abduzione: da un evento-efetto, occorre risalire a ciò che lo ha o avrebbe determinato.

Senso e decisione

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 4th, 2011

Il movimento richiede decisione. La decisione richiede intenzione. Decidere vuol dire recidere, tagliare. Anche la radice etimologica di scrivere, come fa notare Ignatio Gelb,  ha a che vedere con tagliare, incidere con il coltello.

Il movimento richiede decisione. Ogni direzione è un progetto. – Per questa ragione quando parliamo di “senso” non possiamo dimenticare che questa parola, oltre che alla sensorialità (il sentito) e alla sfera semantica (il compreso, ciò che è inteso),  chiama all’intenzionalità e alla direzionalità: dove vogliamo andare, di che cosa siamo alla ricerca.

Sull’icona

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 4th, 2011

Noto che il termine icona può purtroppo indurre, e a mio avviso ha spesso indotto, a confondere la modalità segnica (la somiglianza, e più ancora la riconoscibilità) con l’espressione segnica che da essa, in parte o del tutto, deriva (ciò che ad esempio chiamiamo segni iconici).

È poi davvero strano che quasi nessuno si soffermi su un concetto peirceano di grande rilevanza (selon moi), quello di pure icon, l’iconicità nella sua più irriducibile realtà sensoriale. Una pura icona, osserva Peirce, non è una somiglianza: “it does not draw any distinction between itself and its object” (EP2:163), e “it serves as a sign solely and simply by exhibiting the quality it serves to signify” (EP2:306).

E poi, perché parlare sempre e solo, genericamente, di “somiglianza”? Ce ne sono almeno sette: 1) identità, 2) congruenza, 3) doppio, 4) similarità, 5) simulazione, 6) analogia, 7) omologia.

Diagramma vs Testo

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 4th, 2011

La testualità è un irrigidimento della forma semiotica, infatti è uno sviluppo della scrittura e della fine della civiltà orale. Il testo è solo uno dei diversi modi in cui una realtà semiotica prende forma. Il diagramma, o schema, è ad esempio un’altra forma, forse ancora più elementare e fondamentale del testo. Infatti, mentre è agevole tradurre un testo in diagramma, non lo è altrettanto tradurre un diagramma in testo. Perché un testo contiene un diagramma, ma non viceversa.

Impronta, schema, testo

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 24th, 2011

Forse vi sono tre livelli di formazione segnica: impronta, schema, testo.
L’impronta è insieme qualisegno e sinsegno: è una qualità presa nella sua (assoluta) singolarità esistenziale. Come in un pezzo di asfalto sformato dagli accidenti.
Lo schema è forma che tende all’organizzazione. All’auto-organizzazione. Sotto la spinta degli eventi e delle relazioni costrittive. È quindi un sinsegno che tende alla regolarità della legge, del legisegno. Come i caratteri di un comportamento, i quali affiorano nella loro nitida forma solo dopo un atto di acuta osservazione.
Il testo è infine forma organizzata e regolata. È il tessuto che fissa in forma riconoscibile e condivisa una realtà semiotica.

Intenzione e intendimento

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 24th, 2011

Intenzione e intendimento sono forme dell’intendere, ovvero del capire e comprendere. Sono un andare verso, un tendere a qualcosa. Questi è il senso: ciò che è inteso, ovvero raggiunto, preso, compreso. Non ciò che è svelato o dissotterrato. Il senso viene acquisito dal momento in cui ci dono due gambe che si muovono, non due mani che scavano. Ancora una volta: il senso è direzione.
Ciò che dà vita alla semiosi è in ogni evenienza intenzionalità. Intenzionalità dell’intendere se e quando l’Oggetto è fuori di me; intenzionalità del produrre e del progettare se e quando l’Oggetto è dentro di me: fra l’insieme delle cose del mio sentire e del mio conoscere.
Si ha semiosi, insomma, quando una intenzione incontra un Oggetto: o perché lo vede e osserva, o perché lo prefigura e forma.

Poesia e argomentazione

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 24th, 2011

Che io ricordi, non è così frequente vedere associare poesia e argomentazione; molto meno, di certo, che poesia e retorica. Eppure, una poesia appassiona per ciò che illumina, oltre che per come illumina. Appassiona se illumina, e se illumina mondi e cose che altrimenti mai si vedrebbero.
La poesia può così esser vista come “argomento denso”, che da un lato s’appoggia a un sentimento (a una Stimmung, parola meravigliosa che in sé racchiude il sentire una voce e la determinazione dell’accordo musicale), dall’altro a una tecnica del fare o comporre (il poiein dei greci).
Va da sé che questa techne è
la via che porta a una forma. E come per l’indagine scientifica, tale via richiede un pensiero, un’auto riflessione sul saper fare. E va da sé che tutto ciò che di una poesia arriva, arriva proprio e solo in virtù della forma (che è anche gesto, empatia e sentire comune) e dell’immagine cui essa dà vita (icona, idea, analogia).
L’argomentazione della poesia consiste anche nel saper trovare o costruire tale forma.

Forma e argomentazione

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 24th, 2011

Forma e argomentazione: questa è la via semiotica del design. La forma è poesia. L’argomentazione è logica.
Un buon esercizio: cercare l’argomentazione nelle canzoni (e in certi casi anche nelle poesie). Se non c’è argomentazione, non c’è canzone.

Osservare

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 23rd, 2011

L’osservazione è forse l’atto semiosico più elementare e per tale ragione fondamentale. Le cose — gli oggetti, le loro qualità, la loro posizione nello spazio e relazione in una scena — iniziano ad assumere segnicità solo dal momento in cui cadono sotto la nostra attenzione, dal momento in cui uno sguardo interessato le rende parte del proprio interesse.
Si osservano oggetti ed eventi, fatti e stati del mondo. Si osserva ciò che è sull’orlo del cerchio della semiosi: non più fatto bruto ma fatto significante.

20110423-113840.jpg

Necessità degli oggetti

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 23rd, 2011

Nessuna azione può prescindere dagli oggetti. Ci sono, non possono non esserci. Anche gli eventi, ciò che accade e ciò che si trasforma, sono oggetti. Più precisamente: oggettualità.
Agli oggetti ci si appoggia sempre. Anche l’azione più elementare, come camminare o riposare, ha bisogno di un oggetto da toccare. Per ogni azione abbiamo bisogno dell’aiuto di un oggetto. Gli oggetti che aiutano li chiamiamo con un termine parzialmente appropriato: artefatti. Perché questo termine ci dice bene che tali oggetti sono fatti o scelti secondo un’arte o un progetto intenzionale, ma non ci dice molto del fatto che essi sono appunto il nostro aiuto. E che svolgono funzione di mediazione, di passaggio da uno stato a un altro.
Gli oggetti non sono estensione del corpo, ma parte necessaria della scena del corpo. Non vi è cosa senza una scena, al di fuori di una scena, molto più di quanto non vi sia parola senza frase.