:: Sulla semiosi ::

Oggetto e intenzionalità

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 11th, 2011

L’idea di intenzionalità così come è stata elaborata dal filosofo e psicologo Franz Brentano (1838-1917), e la sua osservazione fondamentale per cui un fenomeno mentale, a differenza di un fenomeno fisico, è tale solo se in relazione a un oggetto e rivolto verso un oggetto, mi fa pensare che forse occorre distinguere l’Oggetto dinamico/immediato in tre:

  1. l’Oggetto come avvio della semiosi;
  2. l’Oggetto come “oggetto di rinvio” nella semiosi;
  3. l’Oggetto come fine della semiosi.

Nel primo caso l’Oggetto è ciò che ci spinge a pensare e a parlare; nel secondo è ciò di cui parliamo; nel terzo caso è l’oggetto di una intenzione.

(Curiosamente, giusto per richiamare lo Zeitgeist, Brentano è un quasi coetaneo perfetto di Peirce: nasce un anno primo, muore tre anni dopo.)

orse occorre distinguere l’Oggetto dinamico/immediato in tre:
1) l’oggetto come avvio della semiosi;
2) l’Oggetto come “oggetto di rinvio” nella semiosi;
3) L’Oggetto come fine della semiosi.
Nel primo caso l’Oggetto è ciò che ci spinge a parlare; nel secondo è ciò di cui parliamo; nel terzo caso è l’oggetto di una intenzione.

Semiosi e serial tv

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 5th, 2011

La semiosi, in quanto processo triadico, è un processo di trasformazione: una cosa, qualsiasi cosa (1), viene trasformata in “segno di” un’altra cosa (3) attraverso un fattore di mediazione (2). Per compiere questo “lavoro” di trasformazione è necessariamente l’inferenza. L’inferenza è il lavoro semiosico che la mente compie, e consiste nella capacità di attribuire alle cose proprietà che queste ‘ancora’ non presentano, se non in quanto ‘possibilità’.

Anche l’inferenza consta di questi tre elementi:

  • ciò che conosciamo (1),
  • ciò che cerchiamo di conoscere (3),
  • un fattore di mediazione o connessione fra l’uno e l’altro (2).

Applicando la prima tricotomia di Peirce (Qualisegno, Sinsegno, Legisegno) questo fattore di mediazione può essere:

  1. un’indagine o ricognizione sulle proprietà o caratteri o qualità di ciò da cui prende avvio una abduzione ad esempio il modo in cui Dexter osserva le macchie di sangue;
  2. un dato dell’esperienza, che in genere è un fatto singolare, che accade in relazione ad altro, anche se questo altro non sappiamo che cosa sia come in Bones;
  3. una conoscenza posseduta, un abito, una legge, una regola, una statistica, un caso precedente come in Criminal Minds le conoscenze cui ricorre il Dr. Spender Reid.

Intenzionalità e progettualità

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 5th, 2011

Non è vero che l’etimologia non aiuta. Quando una parola ha superato le impurità del suo corso storico, storpiature e mescolanze, l’etimologia ce la restituisce come un seme originario.

Ad esempio, l’etimologia ci dice chiaramente che intenzione e intendimento sono forme dell’intendere, ossia del capire e del comprendere. E che l’intendere è un andare verso, un tendere a qualcosa. Questo è anche ciò che noi semiotici chiamiamo il senso: ciò che è inteso, raggiunto, preso, compreso. Il senso, voglio dire, non ciò che è svelato o dissotterrato. Il senso viene acquisito dal momento in cui ci sono due gambe che si muovono e camminano, non due mani che scavano: il senso è direzione.

Ciò che dà vita alla semiosi è quindi l’intenzionalità. Intenzionalità dell’intendere se e quando l’Oggetto è fuori di me. Intenzionalità del produrre e del progettare come l’Oggetto è parte della mia esistenza: l’insieme del mio sentire e del mio conoscere.

Si ha semiosi, insomma, quando una intenzione incontra un Oggetto: o perché lo vede e osserva, o perché lo prefigura e forma, progetta. L’intenzionalità è progettualità; non vi è progettualità senza intenzionalità.

Comunicazione e comprensione: abduzione

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 5th, 2011

The Object is brought into existence by Sign” (CP 8.178). Questa frase di Peirce ci dice anche che nei processi di comunicazione e, più in generale, di comprensione, il processo della semiosi può essere preso in considerazione sia a partire dall’Oggetto (che, per così dire, va in cerca del suo Segno), sia a partire dal Segno (a partire dal quale ricostruiamo il possibile Oggetto). E questo significa che comunicazione e comprensionesono sempre, del tutto o in buona parte, abduzione: da un evento-efetto, occorre risalire a ciò che lo ha o avrebbe determinato.

Intenzione e intendimento

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 24th, 2011

Intenzione e intendimento sono forme dell’intendere, ovvero del capire e comprendere. Sono un andare verso, un tendere a qualcosa. Questi è il senso: ciò che è inteso, ovvero raggiunto, preso, compreso. Non ciò che è svelato o dissotterrato. Il senso viene acquisito dal momento in cui ci dono due gambe che si muovono, non due mani che scavano. Ancora una volta: il senso è direzione.
Ciò che dà vita alla semiosi è in ogni evenienza intenzionalità. Intenzionalità dell’intendere se e quando l’Oggetto è fuori di me; intenzionalità del produrre e del progettare se e quando l’Oggetto è dentro di me: fra l’insieme delle cose del mio sentire e del mio conoscere.
Si ha semiosi, insomma, quando una intenzione incontra un Oggetto: o perché lo vede e osserva, o perché lo prefigura e forma.

Osservare

Posted by Salvatore Zingale on Aprile 23rd, 2011

L’osservazione è forse l’atto semiosico più elementare e per tale ragione fondamentale. Le cose — gli oggetti, le loro qualità, la loro posizione nello spazio e relazione in una scena — iniziano ad assumere segnicità solo dal momento in cui cadono sotto la nostra attenzione, dal momento in cui uno sguardo interessato le rende parte del proprio interesse.
Si osservano oggetti ed eventi, fatti e stati del mondo. Si osserva ciò che è sull’orlo del cerchio della semiosi: non più fatto bruto ma fatto significante.

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Zoosemiotica (eccetera)

Posted by Salvatore Zingale on Giugno 20th, 2010

Mi sto appassionando alla Zoosemiotica (ma non contrapposta all’Antroposemiotica, come purtroppo fa Sebeok). Perché? Perché prima di essere animali simbolici siamo animali e basta. Perché è solo dall’incontro-scontro con l’ambiente che ha origine la semiosi (à la Peirce, non à la Hjelmslev). Perché soprattutto dalla Zoosemiotica impariamo che il nostro agire è un agire necessariamente finalizzato — e che il fine di questo agire è vivere e sopravvivere, la ricerca del cibo e dell’accoppiamento. E che cosa c’è di più sensato?

Così, ecco un interessante articolo di Leo Pardi sull’orientamento animale. Orientamento e ricerca. In fondo, forse è da qui che nasce la necessità di essere “facitori di segni”.

Orientamento degli animali

di Leo Pardi

SOMMARIO: 1 Che cosa è l’orientamento. □ 2. Un cenno sulla storia del problema. □ 3. Strategie per trovare una meta: a) ricerca a caso e ricerca sistematica (orientamento mediato a meta indefinita); b) orientamento mediato a meta definita. □ 4. Conclusione. □ Bibliografia.

1. Che cosa è l’orientamento.

In una bella pagina autobiografica uno scrittore italiano narra come il padre suo, pastore, gli insegnasse quando era bambino a non perdersi mai nella solitudine della campagna: ‟Mentre avanzavamo, lui si indust…

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Testo e diagramma [1]

Posted by Salvatore Zingale on Maggio 23rd, 2010

Nessun testo ha vita propria, come un punto isolato in un qualsiasi universo. Ogni testo è un punto o nodo collegato ad altri punti e nodi: è parte di un diagramma. Questa rete diagrammatica, dove anche il singolo testo – e ogni singola entità semiosica – è a sua volta un diagramma, dovrebbe forse essere il nostro principale oggetto di studio.

Struttura ed esperienza

Posted by Salvatore Zingale on Ottobre 18th, 2009

Se la semiotica viene intesa come disciplina che studia e analizza le manifestazioni segniche così come esse si presentano e manifestano, come esse agiscono in quanto prodotto della storia e della cultura, allora il modello elaborato dalla “via strutturale” è un modello efficace e vincente. Perché i suoi strumenti scientifici – teorie e metalinguaggi – risultano ben adatti al lavoro di scomposizione di ogni sorta di macchina testuale. La stessa nozione di testo – che non è semplicemente la “complessificazione” della nozione di segno – si presenta come ineliminabile dispositivo di analisi, essendo esso tracciato ad hoc dall’osservatore o analista. Allo stesso modo, le molteplici coppie concettuali elaborate – a partire da quelle di processo/sistema e di espressione/contenuto – danno alla semiotica strutturale ciò che il nome stesso, non a caso, indica, vale a dire una certa solidità di tenuta e l’idea per cui ogni fatto segnico è una costruzione che – sfruttando una provvidenziale allitterazione – si erge e poi si regge proprio in virtù di una impalcatura che la sorregge: anche quando questa non fosse più materialmente visibile.

Dalla metafora architettonica della struttura all’idea della narrazione come procedimento che regola ogni evento segnico il passo è breve. E anche in questo caso, il modello narrativo ha una efficacia difficilmente contestabile.

Ma questa vocazione all’analisi non può essere l’unica della scienza dei segni. Prima di finire sotto il lentino dell’osservatore, ciò che chiamiamo “eventi segnici” o anche “produzione di senso” non sono fatti necessariamente imbrigliati nella cornice del testo. L’esperienza, infatti, non ha perimetro. E c’è da dubitare che l’esperienza abbia struttura.

Tipi di somiglianze

Posted by Salvatore Zingale on Settembre 26th, 2009

Icona e conoscenza

L’icona è la modalità semiotica attraverso cui prende forma la nostra conoscenza del mondo. L’icona è un segno che assomiglia a qualcosa, anche quando non si sa ancora bene a che cosa. È una associazione di forme e di idee, anche quando non si conoscono gli effetti di tale associazione. L’iconicità è, in fondo, la più elementare forma di cognizione: prima ancora di essere qualcosa, ogni oggetto di conoscenza assomiglia a qualcosa.

Una delle proprietà fondamentale dell’icona è quella di far emergere – far intravedere – nuove informazioni sugli oggetti rappresentati. Se di notte nel cielo vediamo un’orsa o un carro, ecco che quell’immagine aiuta a capire qualcosa di più della disposizione delle stelle. E se è arduo comprendere e far comprendere la struttura dell’atomo, qualcosa possiamo ottenere se lo facciamo assomigliare al sistema solare.

«L’unico modo di comunicare direttamente un’idea – scriveva Peirce – è per mezzo di un’icona; e ogni metodo indiretto di comunicare un’idea deve dipendere per la sua istituzione dall’uso di un’icona» (CP 2.278).

Fu attraverso un’associazione iconica che il nostro Marco Polo riconobbe in quello strano liquame “una specie di olio”. Poi qualcuno, ahimé, inventò il petrolio.

Possiamo allora dire che l’iconicità viene trovata, individuata dal confronto fra ciò che si percepisce e ciò che si conosce, in modo tale per cui in un oggetto A si osservano proprietà appartenenti all’oggetto B: un Qualcosa viene conosciuto attraverso le sue relazioni con un Altro e per via della mediazione di un Terzo. Si ha iconicità quando un “oggetto” (sia esso un Oggetto dinamico, sia esso un artefatto comunicativo) interpreta un altro “oggetto” (esterno o interno, come lo è l’Oggetto immediato), diventandone il segno per via di una relazione di somiglianza, nelle sue diverse forme possibili. Ogni tipo di somiglianza si basa su un rapporto di ri-conoscimento: le proprietà o qualità di un oggetto vengono ri-conosciute in un secondo oggetto.

Forme di somiglianza

Ciò che produce iconicità è quindi la somiglianza, e questa va intesa come un ‘genere’ che dà luogo a diverse specie. Vi sono diverse specie e varietà di somiglianze. Nel tentativo di dare a questa varietà un ordine, proviamo a concepire tutte le somiglianze possibili a partire dallo schema sistemico dei segni di Peirce. E soprattutto cerchiamo di applicare anche alle somiglianze le tre categorie (Primità, Secondità, Terzità).

1. Identità e congruenza

Sull’asse della Primità – ovvero della Possibilità – avremo tutti i casi in cui due oggetti hanno rapporto di somiglianza per via di un ri-conoscimento di proprietà o qualità in comune. È il caso dell’identità (quando l’oggetto è il medesimo ma in due situazioni spazio-temporali differenti) e della congruenza (quando si ha somiglianza ‘punto a punto’ ma fra oggetti diversi, come due fogli del medesimo perimetro). Questo tipo di somiglianza potrebbe essere anche chiamata iconicità per contatto o raffronto, e si ha quando due oggetti, messi a contatto l’uno di fronte all’altro (anche teoricamente), permettono di ri-conoscere nell’uno proprietà o qualità dell’altro.

2. Similarità e simulazione

Sull’asse della Secondità – ovvero della Fattualità – avremo tutti i casi in cui fra due oggetti viene notata una relazione fra le reciproche qualità o proprietà. È il caso della similarità (quando si ha persistenza di determinati caratteri ritenuti pertinenti) e della simulazione (quando le relazioni di similarità sono poste ad arte). Questo tipo di somiglianza potrebbe anche essere chiamata iconicità per proiezione o costruzione, e si ha quando le proprietà di un oggetto vengono riprodotte su un secondo oggetto, a scopi dimostrativi, ludici, conoscitivi, strategici.

3. Analogia e omologia

Sull’asse della Terzità – ovvero della Generalità – avremo tutti i casi in cui fra due o più oggetti vengono ricercate relazioni costanti e generali, sulla base di criteri regolatori, tali da costituire delle norme condivise. È il caso della analogia (quando si ha una ‘somiglianza di rapporti’ fra due oggetti secondo il principio della proporzionalità matematica) e della omologia (quando si ha corrispondenza fra alcuni loro caratteri, all’interno di una linea evolutiva filogenetica e dovuta a un’originaria forma comune). Questo tipo di somiglianza potrebbe anche essere chiamata iconicità per convergenza o corrispondenza logica, e si ha quando le proprietà di un oggetto vengono riscontrate su un altro oggetto per via di una argomentazione.

Riassumendo e schematizzando

Somiglianza come contatto o raffronto

Ovvero ri-conoscimento di una qualità: identità / congruenza. – In geometria due figure si dicono congruenti (dal latino congruens: concordante, appropriato), quando è possibile trasformare l’una nell’altra per mezzo di una isometria: traslazione, rotazione, riflessione e tutte le composizioni di queste trasformazioni.

Somiglianza come proiezione o costruzione
Ovvero relazione fra due o più qualità: similarità / simulazione.  – Si ha similarità fra due o più oggetti quando si ha la persistenza di determinati caratteri ritenuti pertinenti, pur variando nella proporzione o all’interno di un processo di trasformazione proiettiva.

La simulazione è l’analisi di un fenomeno, di un processo o di un sistema effettuata attraverso la costruzione di un modello (matematico o fisico) che lo imiti, ovvero che ne riproduca artificialmente le proprietà pertinenti.

Somiglianza come convergenza o corrispondenza logica
Ovvero normazione delle qualità note: analogia / omologia. – Si ha analogia quando si ha una somiglianza di rapporti fra due oggetti, strutture o eventi, secondo il principio della proporzionalità matematica: a : b = b : c. L’ala di un uccello e quella di un insetto sono analoghe perché, pur svolgendo la medesima funzione, non hanno alcuna origine evolutiva in comune.

Si ha omologia fra due o più oggetti quando si ha corrispondenza fra alcuni loro caratteri, all’interno di una linea evolutiva filogenetica e dovuta a un’originaria forma comune: l’avanbraccio di un uomo, di un elefante e di un uccello sono omologhi perché, nonostante le grandi differen formali, la loro origine è comune.