1. Mi verrebbe da avanzare una proposta, se già non comprendessi da me la difficoltà non solo di accettarla ma anche di prenderla in considerazione. Pare infatti quasi più semplice inventare una nuova scienza che cambiare etichette alle categorie di quelle esistenti. Ma la proposta ha qualcosa di sensato. Quindi la discuto.
Essa muove da un’impressione che non penso sia solamente mia: nelle scienze del linguaggio e in semiotica ciò che viene chiamato “simbolico” (il simbolo di Peirce, i sistemi simbolici, ecc.) di fatto sia da chiamarsi “grammatologico”. La nozione di gramma è infatti ben più appropriata, almeno in molti casi, della nozione di simbolo e potrebbe, dovrebbe, sostituirla.
A ben vedere, infatti, simbolo e gramma potrebbero essere pensati come due rami dello stesso albero (che poi è il legisegno di Peirce: un segno che ha proprietà di legge): il primo è termine che denota genericamente il fissarsi di una convenzione di rinvio; il secondo invece denota il fatto che tale relazione non è solo socialmente sancita ma anche infine materialmente o cognitivamente fissata e, di conseguenza, disposta a essere riutilizzata, secondo la relazione type-token (tipo-occorrenza).
Sia “simbolo” sia “gramma” sono infatti due termini che insieme denotano tutto ciò che, nell’universo semiotico, si presenta come segno (a) stilizzato in vista di una sua replicabilità, quindi (b) generalizzato e infine (c) fissato in un qualche sistema, a prescindere dal grado di elaborazione del sistema stesso (nel senso che anche una annotazione occasionale costituisce “sistema”). La replicabilità, la generalizzazione e la sistemicità sono insomma tre delle proprietà fondamentali di ciò che Peirce chiamava, guarda caso in alternativa a “simboli”, segni generali. Ora, la replicabilità e quindi la relazione type-token, come si può ben comprendere, sono proprietà “tipicamente” grammatologiche, proprie di ogni scrittura e di molti altri sistemi simbolici e semiotici (anche nel senso di Hjelmslev). Così come propri della grammatologia sono la generalizzazione (il disegno stilizzato dell’ometto sulla porta di una toilette vale per tutti gli “esseri umani maschi”) e la conseguente procedura di fissaggio fisico o cognitivo (i simboli o grammata devono e possono essere imparati a memoria, e dove questa non arriva ecco l’ausilio di una qualche pro-memoria, disegnato, schizzato, scritto su un supporto materiale).
2. Derivando da graphein, gramma sta per segno “scritto”, ovvero “inciso” e “fissato”, traccia fisica su un supporto strumentale (terra, tavoletta, libro, fino alle memorie elettroniche) e cognitiva nella nostra mente e nella cognizione (memoria, riconoscimento, rielaborazione). Inoltre, la nozione di gramma comporta anche tecnicamente l’idea di un processo di astrazione (il distaccare e tenere solo le parti che interessano) e di stilizzazione (stilo: strumento per incidere e scrivere), inteso come processo di denotazione massima dell’oggetto da significare e quindi di massima e utile regolarità. Astrazione e stilizzazione sono infatti due operazioni che di per sé danno alla relazione segnica i caratteri di generalità (il riferimento al medesimo contenuto semantico), di replicabilità (l’essere ripetuto come token di un unico type) e quindi di sistematicità (l’essere parte di un insieme di entità tra di loro tramite connesse e interdipendenti).
Invece, il termine simbolo – seppure ormai talmente radicato sia nel lessico scientifico che nel parlare comune da scoraggiare qualsiasi proposta di riuso – di fatto coglie sono alcuni aspetti di ciò che effettivamente si intende quando si parla, semioticamente, di simbolo: il mettere insieme, il collegare, la convenzione di rinvio. Se fosse solo così, simbolico è qualsiasi fatto segnico dove è possibile rintracciare una relazione di rinvio; oppure, per stare all’etimologia del mettere insieme: qualsiasi ricongiunzione tra espressione e contenuto.
Anche un’impronta rinvia e si ricongiunge al suo impressore. Eppure un’impronta è un indice. Come indici sono i segni del corpo, sintomi o indizi, anche se la scienza medica, la semeiotica medica, ne ha da secoli stilato una casistica sistemica e piuttosto codificata. Ma non per questo l’apparire di un macchia sulla pelle è un simbolo: è un indice, come sappiamo, anche se la sua forma e colore e la sua patologia sono registrate in qualche tabella e qui fissati (cioè: trasformati in un gramma).
Il termine gramma, e con esso grammatologia, non dovrebbe quindi essere limitato alle scritture propriamente dette. Queste sono il miglior esempio di “sistemi grammatologici”, cioè di sistemi di segni grafici attraverso cui fissare e riconoscere segni fonetici. Ma – ed è questa la proposta qui avanzata – ciò che semioticamente determina i sistemi di scrittura è un modello che agisce anche per molti altri casi, per molti altri sistemi di segni che, appunto, potrebbero meglio essere chiamati grammatologici. Anche se non si tratta di scrittura vera e propria.
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