Come è possibile rendere in formula la logica di una azione dialogica? Si può provare. Innanzitutto bisogna tener conto che si tratta di una formula a tre movimenti, così come avviene nell’inferenza. Come nell’inferenza, la conclusione è conseguenza. La dialogicità ha quindi la forma dell’inferenza e si configura come azione finalizzata alla produzione di un senso consequenziale.
(S1) x (S2) → y
x (S2) → y
––––––––––––––––
± y
Spiegazione della prima riga
Qualcuno (S1) compie un’azione su qualcun’altro (S2) attraverso un qualcosa (x) affinché (→) ottenga qualcos’altro (y).
S1 ed S2 sono due soggetti, non necessariamente umani. Tra di loro vi è una relazione contrattuale, come fra destinante e destinatario negli attanti di Greimas; oppure una relazione costrittiva, come una ‘forza bruta’ e diadica nel senso di Peirce.
(S1) x rappresenta una intenzione, ovvero il voler fare o essere di un soggetto, il suo tendere verso uno scopo attraverso il compimento di un’azione. Il fatto è che spesso questa azione coinvolge un secondo soggetto, o si attua su un secondo oggetto. Da qui l’inevitabile dialogicità.
La x è un artefatto di mediazione e ha valenza segnica: non vale per sé ma per ciò verso cui conduce. Con artefatto si intende sia un oggetto d’uso (come nel caso del dono), sia un atto di parola (come negli speech acts), sia una azione propriamente detta (come un comportamento).
La y è l’oggetto dell’azione, nel senso attanziale, cioè lo scopo dell’azione e la finalità che la muove.
Spiegazione della seconda riga
Il soggetto S2 accetta o subisce l’artefatto x e opera in vista di y. In questo caso assume come propria l’intenzionalità di S1.
Tuttavia, la condizione dialogica in cui si trova, ovvero di momentanea solitudine e quindi di scelta, fa sì che ora S2 ha la possibilità di giocare la propria mossa a partire da una propria intenzionalità: può obbedire o contraddire. Nel primo caso (obbedienza) prosegue l’intenzionalità di S1; nel secondo caso (contraddizione) sovrappone la propria intenzionalità a quella di S1, e produce una storia differente.
Spiegazione della terza riga
A conclusione dell’intera azione, y può avere valore positivo o negativo: l’oggetto viene ottenuto o non ottenuto; lo scopo raggiunto o non raggiunto; il compito eseguito o non eseguito.
Esercizio: applicare tale formula (a) alla vicenda del cavallo di Troia, (b) ai comandi delle interfacce, (c) al corteggiamento.
Sulla dialogicità | No Comments »