:: Sui modelli ::

Variabili visive [appunto]

Posted by Salvatore Zingale on Novembre 15th, 2009

Un appunto volante sulle variabili visive. Ne discutevo qualche giorno fa con Cristina Boeri, del Laboratorio colore del Politecnico di Milano: quante sono, in effetti, le variabili visive? Sei, sette, otto o di più? Vi sono almeno due liste, quella di Jacques Bertin degli anni Sessanta e quella di Narciso Silvestrini, che rielabora Bertin.

Se intendiamo l’aggettivo “visive” come parte per il tutto, vale a dire per “percettive”, allora possiamo contarne anche undici. Forse si potrebbero anche rinominare: “variabili oggettuali”, nel senso delle variabili dell’oggetto e delle sue qualità.
Eccole, in ordine sparso (ma non troppo):

1  La forma sensibile, ciò che i greci chiamavano morphé
2  La materia
3  La texture (intesa come valore puramente visivo)
4  La grana (intesa come valore tattile)
5  La tinta (o colore)
6  Il valore (o chiarezza, o intensità)
7  La trasparenza (nei suo diversi gradi)
8  La dimensione
9  La posizione
10 L’orientamento (o direzione)
11 La forma intelligibile, ciò che i greci chiamavano èidos.

Un esperimento mentale: si prenda un oggetto qualsiasi – ottima allo scopo è anche una bottiglietta di plastica così come una qualsiasi foglia di una qualsiasi pianta – e lo si analizzi a partire da questa lista.
Se qualcosa non funziona, scrivetemi.

Un luogo da cui guardare il mondo

Posted by Salvatore Zingale on Giugno 20th, 2008

Le teorie hanno bisogno di modelli, e questi sono costruzioni, come piccole o grandi architetture da cui esporsi a osservare la realtà fenomenica, in mondo-ambiente in cui viviamo. Theorein, in greco, vuol proprio dire guardare e osservare. I modelli, in quanto costruzioni, sono necessari per poter distanziare lo sguardo, o per elevarsi per una migliore veduta d’insieme, o per scendere fino alle zone più in ombra e sommerse, o per delimitare in una inquadratura – come da una finestra – la realtà che appare sfuggente o senza margini. I mattoni e ogni altro genere di elementi che formano tali costruzioni sono chiamati termini, e l’intera impalcatura è chiamata metalinguaggio.

Una teoria, quindi, è un luogo da cui guardare il mondo, ma un luogo costruito, un’architettura, abbiamo detto, che come tutte le architetture e le tecniche ad altro non può servire se non a sopravvivere. Così, se l’agricoltura serve alla sopravvivenza alimentare, le teorie e le scienze servono alla sopravvivenza conoscitiva. Servono, proprio come fossero nostri servi.

Proprio per questo ogni teoria deve stare in piedi. Deve sostenere la prova dei fatti, va collaudata, e anche abitata e vissuta. Altrimenti rimane mera finzione (e spesso si dice di qualcosa che è una teoria proprio per dire che è finta).