Sui requisiti dell’ipotesi plausibile
I requisiti dell’ipotesi plausibile: un percorso argomentativo
Ogni indagine – scoperta, invenzione, progetto – parte con la scelta o con l’ideazione di una ipotesi. Ma l’ipotesi deve essere plausibile. Questo compito è guidato e indirizzato da alcune regole o princìpi-guida esposti da Peirce nel 1901 in On the Logic of Drawing History from Ancient Documents (tradotto in italiano con il titolo Storia e abduzione).
1. Il primo principio-guida (o requisito necessario) per selezionare o ideare una ipotesi è che essa abbia carattere sperimentabile: deve essere verificabile e passibile di verifica. Di ogni ipotesi occorre poter calcolare, nell’esperienza, le effettive conseguenze.
Questo principio-guida, mi pare, segna il necessario passaggio dal principio di piacere al principio di realtà, per dirla alla Freud. L’ipotesi può cioè essere vista come il passaggio dallo stato di sogno allo stato di progetto. Il sogno – e il musement peirceano, o la fantasticheria di Verga così come la rêverie di Bachelard – prepara ma non sostituisce il progetto; e il progetto è interpretante del sogno.
2. Il secondo principio-guida ci dice che l’ipotesi scelta o ideata deve essere in grado di spiegare i fatti sorprendenti che ci si presentano, in modo da renderli razionali (e a noi comprensibili). Senza questa fiducia (“abduzione fondamentale e primaria”) svanirebbe la spinta a ogni indagine o progetto. Non ci sarebbe motivazione alla ricerca.
Ora, nella progettazione – a differenza sia dell’indagine scientifica (che ha inizio con la sorpresa) sia della detection (che ha inizio con una anomalia di comportamenti) – l’avvio all’indagine non è preceduta da alcun vero e proprio fatto sorprendente. Semmai dall’insorgere da un bisogno o desiderio, ovvero da una domanda, la quale viene posta non appena viene rilevato un problema o una carenza. In questo senso, l’ipotesi progettuale si presenta sia (a) come soluzione a un problema sia (b) come riempimento di un posto vacante.
3. Il terzo principio-guida riguarda le “condizioni economiche” dell’ipotesi, e si divide in (i) costi della verifica, (ii) valore dell’ipotesi, (iii) relazioni con altre ipotesi.
(i) I costi della verifica possono essere monetari ma anche umani, cognitivi, di tempo e di energia. L’economicità sta nella relazione fra ciò che viene investito è ciò che viene ricavato.
(ii) Il valore dell’ipotesi sta nella maggiore o minore naturalezza ? e verosimiglianza ? della soluzione trovata. Se risponde a un’azione tendenzialmente istintiva (la capacità di indovinare, il lume naturale o culturale) o tendenzialmente ragionata.
(iii) La relazione con altre ipotesi riguarda il fatto che la scelta o l’ideazione di una ipotesi plausibile comporta anche una certa pluralità. Un’indagine o un progetto difficilmente si fermano alla prima soluzione trovata. Ogni ipotesi, quindi, va considerata in relazione all’insieme delle ipotesi valutate, per contrasto o per differenza, per affinità o continuità. La scelta, cioè, è sempre il risultato di un confronto-scontro, di una sorta di selezione naturale ad hoc.
Anche in quest’ultimo caso abbiamo una ulteriore suddivisione. Le relazioni possono essere dettate da tre criteri: a) cautela, b) estensione, c) semplicità.
a) Il criterio della cautela (caution) – che forse si potrebbe riformulare come il criterio della buona interrogazione – riguarda il saper domandare. È una qualità dialogica, o dialogico-strategica. Riguarda il tipo e la qualità dell’interrogazione, quindi la capacità di saper cogliere l’insorgere del problema e la sua effettiva necessità: dove si pone, perché si pone, come si pone. In questo senso ogni progetto non solo è una buona risposta (soluzione), ma la risposta a una buona domanda.
Questo criterio – che Peirce esemplifica con il gioco delle venti domande – riporta direttamente all’albero delle scelte di Poe, e prima ancora al metodo dialettico della divisione di Platone. Tutti questi procedimenti possono essere riassunti come la via logica e semiotica alla definizione di un termine (ovvero: obiettivo, effetto e prodotto di senso).
b) Il criterio dell’estensione riguarda il fatto che una ipotesi può spiegare non solo il fatto (o problema) su cui si indaga ma anche altri fatti e problemi. A parità di condizioni, l’ipotesi da privilegiare è quella in grado di dare soluzione ad altri problemi o ad aspetti diversi o analoghi del medesimo problema. Questo criterio potrebbe essere riformulato come il criterio della maggiore resa, nel senso che – appunto ‘economicamente’ – una soluzione si pone, contemporaneamente, come risposta a più di una domanda.
c) Il criterio della semplicità riguarda infine, per così dire, la quantità e qualità degli effetti che si ottengono con l’ipotesi scelta. Tale quantità e qualità, suggerisce Peirce, è bene che segua il criterio della semplicità, nel senso che è preferibile una soluzione limitata e circoscritta ma ben orientata verso il suo fine, piuttosto che una soluzione più ricca o complessa ma, proprio per tale complessità (o complicazione), meno prevedibile rispetto all’effetto di senso che si vuole ottenere. Quest’ultimo criterio potrebbe anche essere chiamato il criterio della avveduta conseguenza, nel senso che fra i compiti e dell’indagine scientifica e della progettazione sta proprio la capacità di pre-vedere, avvedutamente, anche le avverse ma possibili conseguenze.
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